Mario Pomilio | TERRE MARSICANE.com

[Vai alla pagina principale del sito]
[Vai alla guida alla navigazione]
[Vai al motore di ricerca]
[Vai alla mappa del sito] [vai a uffici e contatti]
[Vai a certificazione e autocertificazione]
[Vai a bandi e gare]
[Vai a rilascio carta d'identità] [Vai a servizi sociali]

Mario Pomilio

Mario Pomilio è nato ad Orsogna (Chieti), il 14 gennaio 1921, da Tommaso, insegnante, di fede socialista, originario di Archi (nella stessa provincia), e da Emma Di Lorenzo, di fede cattolica, nativa di Magliano dei Marsi (L'Aquila). Trascorse la sua prima infanzia, esattamente fino all'età cinque anni, ad Orsogna; poi la famiglia, anni dopo, si stabilì definitivamente ad Avezzano, dove il futuro scrittore prosegui le scuole elementari e intraprese gli studi classici, conseguendo la licenza liceale con ottima votazione. Ad Avezzano, tuttavia, egli si sentiva come spaesato, tanto che preferì sempre passare le vacanze estive ad Archi, presso la nonna paterna, lieto di poter li disporre di un appartamentino di due stanze e un ballatoio, che era stato abitato da uno zio prete che si chiamava come lui, e lieto ancor più di poter liberamente rovistare in una vecchia biblioteca, fornita soprattutto di pubblicazioni riguardanti la storia e la dottrina della Chiesa.

Le sue letture più appassionanti, però, non furono di storia, bensì di meditazione religiosa (S. Agostino e Pascal); tra i narratori, fin da allora lo attrassero maggiormente alcuni maestri russi, tra cui Tolstoj e Dostoevskij. Solo più tardi si accosterà agli italiani e, per ragioni diverse, s'interesserà di più a Moravia e ad Alvaro. Compì gli studi universitari alla Scuola Normale di Pisa, durante la seconda guerra mondiale. Fu un periodo assai intenso di laboriose e feconde riflessioni, sia in sede filosofico - letteraria che in quella ideologico-politica: Croce e Marx furono i due poli di maggior attrazione che favorirono in lui la presa di coscienza del reale storico in direzione decisamente laicistica e antifascista. Nel '45, conseguita la laurea in Lettere con una tesi su Pirandello narratore, tornò a vivere ad Avezzano, dove si dedico all'insegnamento nelle scuole superiori e si diede, con entusiasmo, alla milizia politica, prima nelle file del Partito d'Azione e poi del Partito Socialista Italiano. Nelle elezioni del '46 e del '48 si dichiaro, anche con pubblici interventi, per l'avvento della Repubblica e per una svolta a sinistra dell'indirizzo del Governo nazionale. Ma la sconfitta del Fronte Popolare segno per lui il punto di rottura con tutto un mondo di valori, in cui aveva creduto fervidamente col candore della sua giovinezza: subì una crisi profonda, da cui si libero faticosamente riaccostandosi alla fede religiosa, senza peraltro rinnegare alcune vitali radici dell'umanesimo socialista.

Nel biennio 1950-52 frequento le università di Bruxelles e di Parigi, per seguire dei corsi di specializzazione: fu una esperienza utilissima sia sul piano degli studi che su quello dei rapporti umani, in quanto valse a liberarlo dalla visione troppo provinciale di tanti scrittori italiani ed a proiettarlo nel più vasto mondo europeo. Tornato in Italia, si fermo dapprima a Teramo per circa due mesi e poi si stabili a Napoli, dove si era trasferito già nel '49. Da Napoli, dove insegna letteratura italiana al Conservatorio, non si e più mosso se non per brevissimi periodi. Da questi cenni biografici si può agevolmente comprendere perché Mario Pomilio si senta, geograficamente, uno " sradicato " e, culturalmente, un " isolato ". Una tale persuasione gli discende fin dalla remota infanzia, allorquando il suo animo era come diviso tra i compagni di scuola, per lo più di famiglie benestanti, e i compagni di quartiere, figli di operai e contadini, già costretti al lavoro. La sua, comunque, fu un'infanzia abbastanza serena, e questo e forse il motivo per cui finora essa non e divenuta materia della sua ispirazione artistica, la quale e sempre stata notoriamente di origine drammatica. Altrettanto potrebbe dirsi anche della sua adolescenza trascorsa, come si e detto, ad Avezzano fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, e vissuta tutta sui libri, ma con l'anima proiettata verso il Fucino (allora feudo del principe Torlonia), sentito unicamente e perfino goduto come " un paesaggio e una favola ".

Ma più tardi le cose per lui cambiarono, a mano a mano che l'occhio gli si faceva più sottilmente scrutatore e riusciva a disvelare le pieghe ruvide della realtà che lo circondava. Leggiamo a proposito una sua confessione ancora poco conosciuta: " più tardi, dopo l'università e la guerra mise occhi su altro, sulla fame di terra dei contadini che vivevano nei paesi torno torno al comprensorio, sul loro istinto sociale, sui loro bisogni, e la loro storia di quegli anni e entrata a far parte della mia storia personale. E spesso dopo d'allora ho pensato al Fucino come a una specie di scuola, per quel che mi ha insegnato, per come mi ha rovesciato problematiche e prospettive: una scuola nel senso del sociale, ma anche nel senso dell'umiltà. Vi ho appreso un linguaggio, vi ho capito sentimenti, ho potuto spogliarmi di almeno una parte della mia crosta di giovane intellettuale. " (cfr. Trilogia del Fucino, Serigrafie di Marcello Ercole con testimonianze di Romolo Liberale, Mario Pomilio e Ignazio Silone Introduzione di V. Esposito Galleria d'arte Ponterosso, Pescara, 1976). Sono parole che hanno tutto il sapore di un privato esame di coscienza e che gettano, pertanto, viva e abbondante luce sul processo più segreto della formazione umana e artistica di Mario Pomilio.